In 200 al corteo degli anarchici contro il Cpr di Gradisca

Una fitta colonna di fumo che si alza sopra il “muro della vergogna”. Le urla dall’interno. Poi un lungo, irreale silenzio interrotto qua e là dagli aggiornamenti via cellulare dei reclusi, che si fanno man mano sempre più radi: «Stanno entrando (nelle camerate, ndr) con i manganelli». «Vogliono picchiarci». Queste le istantanee più crude del corteo organizzato nel pomeriggio di ieri, domenica 19 gennaio, da circa 200 manifestanti delle associazioni antirazziste che si oppongono al Cpr, dopo la notizia-choc della morte - in circostanze ancora tutte da chiarire - del giovane georgiano trattenuto all’ex Polonio. All’interno del centro per i rimpatri la situazione è rovente. La notizia del decesso di un compagno di detenzione ha scatenato la rabbia dei migranti in attesa di espulsione. Una rabbia che li spinge a dare alle fiamme i materassi e a provare a comunicare con gli attivisti in corteo attraverso l’ormai celebre “filo diretto” telefonico messo a disposizione proprio dai movimenti. La manifestazione, svoltasi pacificamente nonostante la palpabile tensione, è stata accompagnata da slogan inequivocabili: «Celerino assassino», viene urlato ai poliziotti presenti per l’ordine pubblico; e ancora: «Sappiamo chi è Stato», «La morte al Cpr e quelle in mezzo al mare: è giunta l'ora di vendicare». Video di Pierluigi Bumbaca L'ARTICOLO

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