A Trieste la prima giornata di Mare Nordest, parla Paola Del Negro

TRIESTE Oggi, venerdì 10 settembre, nella giornata inaugurale di Mare Nordest - dopo i saluti istituzionali - si è tenuto un incontro sullo Scuttling, l'operazione di (auto) affondamento volontario e pilotato di naviglio dismesso dai ruoli civili e/o militari per la rivalorizzazione ambientale.
L'incontro è stato moderato dall'editor e giornalista sportivo Romano Barluzzi, recentemente insignito del Tridente d'Oro.
Sono intervenuti tra gli altri Paola Del Negro (in questo video), direttore generale dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS e Paolo Ferraro, direttore dell’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee.
Lo Scuttling prevede l'utilizzo di navi convertite in moduli inerti allo scopo di creare un artificial reef. L'obiettivo ultimo è la rivalorizzazione marina e costiera della zona di affondamento con la contemporanea celebrazione di un naviglio dall'appassionante passato storico. L’attività consente infatti di effettuare un potenziamento ambientale in zone che necessitino di un ripopolamento floro-faunistico, con impatti positivi anche dal punto di vista di rilancio turistico ed economico. Ferraro si è soffermato sugli aspetti positivi dell’affondamento volontario di un relitto, in inglese Scuttling. “E’ ormai dimostrato e acquisito – ha affermato - che se fatto in un luogo strategico selezionato è vantaggioso per il turismo subacqueo; favorisce il ripopolamento ittico; offre appiglio alle forme sessili (quali spugne, gorgonie, ecc.) proponendo quindi nuovi e suggestivi scenari per la subacquea ricreativa. Effettuato su fondi sabbiosi ostacola la pesca a strascico in zone dove sarebbe vietata, che ha il maggiore impatto sugli stock ittici, creando attorno alle strutture vere e proprie oasi biologiche, quindi ostacola la pesca illegale. Chi si oppone allo scuttling – sostiene Ferraro - non ha argomenti scientifici per contestare queste tesi ma sostiene altre teorie, come quella secondo cui la presenza di un relitto alteri la biodiversità e che la composizione specifica delle specie in prossimità di un relitto sia totalmente diversa rispetto ad aree di controllo in cui non vi sono relitti. Ma allora – si chiede Ferraro - perché il sito dove la piattaforma di perforazione Agip “Paguro” affondò incidentalmente 12 miglia nautiche al largo di Ravenna nel 1965 è stato riconosciuto zona di tutela biologica e dal 2012 è Sito di Interesse Comunitario? Se, decenni dopo l’incidente, le lamiere contorte del Paguro oggi ospitano straordinarie quantità di spigole di grandi dimensioni, orate, grandi predatori e grandi quantità di filtratori – spugne, anemoni gioiello, ofiure – e intorno ci sono tursiopi e tartarughe che prima o non c’erano o non nelle stesse quantità è un bene o un male? Certo, la biodiversità è mutata ma in meglio o in peggio?. Favorire il turismo subacqueo trattenendolo possibilmente sul territorio nazionale ed evitando che si diriga su mete tropicali è più che auspicabile, è doveroso specialmente in questi anni in cui il Covid 19 ha procurato la perdita di 700mila posti di lavoro. In quest’ottica affondare qualche relitto in territori fino ad ora svantaggiati da un punto di vista attrattivo turistico-subacqueo è sicuramente una strada da percorrere per creare occupazione e benessere. Forse il Ministro dell’Economia – ha concluso - potrebbe avere una visione diversa ed essere un alleato prezioso”.

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