La fattoria delle fiabe - Quinta Lettera Sotto Zero

Che bella la mia biblioteca personale nella crio-cella, ho tutti i miei libri preferiti con me, ma anche alcuni nuovi, così la mia fantasia potrà ingrandirsi. La fantasia è un muscolo, se non lo alleni si ammoscia e poi diventi come un’alga marina, creature estremamente utili al pianeta e molto laboriose, ma quando ci parli ti viene voglia, piuttosto, di ascoltare lezioni di storia sul Neolitico. Quindi, statene alla larga, ma se capita comunque di incontrarle, munitevi di un libro e leggetevelo mentre l’alga blatera inutilmente. Sono così piene di sé che nemmeno si accorgeranno che non le ascoltate. Ho in serbo per voi un libro che potrebbe proprio salvarvi durante quelle tediose giornate estive, soffocanti per il caldo, in cui magari state a casa, spaparanzati sul divano con il ventilatore a mille, troppo accaldati per fare qualsiasi cosa. Ha ha ha, non il mio caso per quest’estate, io me la passo nel refrigerio della crio-cella. Dunque, questo libro lo lessi quando avevo dieci anni, che tradotto nel vostro sistema temporale, implica all’età di dieci giorni. Odiavo leggere e non capivo le mie maestre e i miei genitori che mi dicevano sempre: “Virulino, invece di stare incollato al televirusore, perché non leggi un po’?” Ovviamente non davo loro ascolto e i libri che le maestre consigliavano come “lettura per le vacanze” li facevo leggere a una mia amica che poi mi faceva il riassunto in cambio di caramelle gommose al gusto di pustola acida. E poi, odiavo essere chiamato Virulino. Un giorno, mia mamma, tornata dal lavoro (ai tempi era un’abile stilista di membrane colorate, conosciuta come Vanity Coron), mi annunciò con un sorrisetto sospetto: “Indovina dove passerai l’estate quest’anno?” - Non ci credo, mamma, andiamo a Virusland a divertirci sulle giostre? Io e i miei 37 fratelli? - No, Viro, i tuoi fratelli lavorano tutti, ormai sono ometti cresciuti, mentre tu, dato che continui a non darmi retta e girare con l’elicottero, potrai goderti i prossimi mesi in compagnia…della nonna! Ricordo quel momento come fosse ieri. I miei occhi, quasi involontariamente, fissarono la medaglia appesa sulla parete del salotto: “Primo premio al virus più scorbutico di Virlandia” e sotto, in caratteri cubitali, ELVIRA VIRINA CORONESSA. Elvira, mia nonna, viveva in campagna, mangiava cavoli bolliti e passava il tempo a lucidare forchette. Creature più socievoli delle forchette, infatti, non le tollerava. E una volta ha perfino litigato con una delle forchette d’argento, dicono, perché aveva tintinnato una volta di troppo dentro al cassetto. Insomma, non sto a raccontarvi che a niente erano serviti i pianti, le promesse di fare il bravo e così via. Il primo luglio, volente o nolente, mi ritrovai a casa della nonna, che, senza tanti complimenti, mi diede il benvenuto con un’asciutta stretta di mano e mi indicò gli orari dei pasti, scritti su un foglio incollato alla credenza. “E smettila di grattarti quelle ventose, cos’hai, i vidocchi?” Questo, più o meno, il tenore di conversazione con la nonna. Come avrete intuito, di televirusori o virogiochi non c’era neanche l’ombra e l’elicottero era lontano. L’unico passatempo che mi restava, oltre a inventare piani di vendetta contro la mia famiglia, era di esplorare la casa e il villaggio. La nonna, di famiglia nobile e antichissima, viveva in un castello enorme e c’erano tante stanze da scoprire. Un pomeriggio, dopo una buona merenda a base di uova di quikki*, indossai la mia maglietta da esploratore (una vecchia camicia di nonno) e mi avventurai verso i piani alti. C’era una soffitta grande come un campo da calcio, piena di roba coperta da slime, credo che corrisponda alla vostra polvere. In mezzo alle cianfrusaglie, trovai: un quadro firmato da tale Leonardo da Vinci, che non esitai a buttare nel sacco delle cose inutili, (ritraeva una signora sorridente parecchio brutta, sicuramente lo aveva comprato la nonna che aveva un senso artistico nullo), una scatola di pietruzze luccicanti (che provai a mangiare spezzandomi un dente), una provetta con su scritto vaccino e il segnale di pericolo di morte (che naturalmente versai fuori dalla finestra) e infine un libro. Il libro si intitolava “Guerre in famiglia” e sulla copertina c’erano due esseri che cercavano di infilare il dito nell’occhio dell’altro. Mi son detto, “questo fa per me, magari mi aiuta a vincere tutte le litigate con nonna, mamma, papà e fratelli”. Che dire, l’ho letto in due giorni, non riuscivo a staccarmi. Non badavo nemmeno più alla nonna, ai suoi pranzi disgustosi, il tempo si era fermato, come in una crio-cella. Dunque, se state per andare al mare e non sapete cosa leggere, io vi consiglio di prendere Guerre in famiglia e di leggere la storia di Greg e Megin. Greg è un ragazzino ossessionato dal suo aspetto fisico, beve proteine e fa flessioni. Megin, sua sorella, è sporca, disordinata e adora lo sport. Vi saluto con un pezzo del libro stesso, così capite meglio con chi avete a che fare!

Gli altri video di La Fattoria delle fiabe