Genova, oltre a quello del giornalista Origone, ecco il video di un altro pestaggio

Mentre la procura si appresta a presentare il ricorso contro la sentenza che ha visto condannare a 40 giorni i quattro poliziotti accusati del pestaggio del giornalista Stefano Origone – nel maggio 2019 a margine deli scontri nati per protesta contro il comizio di Casapound in centro città -, fra  la mole di atti depositati emerge un filmato su cui potrebbe puntare sia la procura che la parte offesa, per dimostrare come quel pomeriggio di maggio le manganellate e i calci rifilati senza un motivo al cronista non fossero semplicemente l’effetto, sporadico, dello slancio degli agenti nato dalla volontà di “voler dare un monito” come scrive nella sentenza il giudice Silvia Carpanini, bensì un atteggiamento comune anche ad altri reparti schierati in piazza.

Nel video si vede Stefano P., ventenne che all’angolo di piazza corvetto lato via Santi Giacomo e Filippo, a pochi metri dal punto in cui sta per essere aggredito il cronista di Repubblica, fronteggia un reparto di forze dell’ordine a presidio della piazza. In altri video lo si vede chiaramente rivolgersi in modo sprezzante ai reparti, se si vuole anche in maniera provocatoria ma senza commettere atti offensivi. All’improvviso il manifestante si volta di scatto e la coincidenza temporale fa ipotizzare che in quel momento inizi la carica in cui resta colpito Origone. Il manifestante allora si dirige verso il punto dell’aggressione ma non fa in tempo a raggiungerlo perchè viene respinto da poliziotti e carabinieri che non si limitano ad un monito ma infieriscono per diversi secondi colpendolo con i manganelli mentre già stava scappando. Il manifestante viene poi trascinato via e steso a terra dopo l’intervento di un funzionario. Successivamente si dileguerà per essere poi riconosciuto da una pattuglia alcuni giorni dopo. In questura, rispondendo a una precisa domanda, dirà di non aver riportato gravi conseguenze da quello che, nel verbale, viene definito “contatto” con le forze dell’ordine. E’ uno dei 50 denunciati per gli scontri di quella giornata. La polizia gli contesta in particolare il lancio di un fumogeno e altri oggetti e di aver preso a calci la grata che era a protezione di piazza Marsala in cui si teneva il comizio di Casapound.

Il suo pestaggio, avvenuto in un frangente in cui il video dimostra che non teneva un comportamento violento. Per la procura potrebbe rappresentare la dimostrazione che il modus operandi con cui venne picchiato Origone non fosse casuale ma rispondesse alle modalità consuete di intervento in frangenti, sicuramente complessi, come lo sono degli scontri di piazza e va detto che subito dopo il pestaggio di Stefano P. un altro reparto di carabinieri viene fatto oggetto di lanci di pietre e tentativi di aggressione da parte di altri manifestanti a volto coperto.

Di quanto accaduto a pochi metri dall’aggressione a Origone non si trova per altro traccia nella relazione accusatoria della squadra mobile per il pm Gabriella Dotto. In molti avevano sollevato perplessità di fronte ad un atto, tecnicamente accusatorio nei confronti dei poliziotti, che oltre ad essere affidato algli stessi colleghi degli indagati dedicava decine di pagine per sottolineare che la continua presenza di Origone in mezzo ai manifestanti e non dietro ai cordoni delle forze dell’ordine (esattamente quello che ci si aspetta da un giornalista che vuole raccontare i fatti senza filtro) avesse potuto generare l’equivoco nella mente dei poliziotti, per altro senza che mai il giornalista avesse tenuto atteggiamenti  ostili e fosse stato picchiato mentre tentava la fuga. Di Marco Preve

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